La questione Meridionale è una questione Euro-Mediterranea.La Puglia può assumere un ruolo guida nell’indicare la strada per una nuova epoca. Un epoca neorinascimentale in cui il Sud ed il Mediterraneo possono tornare ad essere soggetto di pensiero strategico per se' e per il mondo intero. Non un progetto fondamentalista ne' secessionista, anzi un progetto di visione comune fondato su nuovi ed antichi valori.
domenica 25 maggio 2014
venerdì 22 novembre 2013
A Bari i 100 anni di Albert Camus.
Memoria e storia hanno un ruolo di spicco, in particolar
modo nell’opera “Primo Uomo”, la «storia di un uomo senza storia e dei suoi
ricordi in una famiglia senza memoria», nella quale si incrociano le vicende di
immense (e immortali) città quali Parigi e Algeri, le quali contrappongono,
appunto, storia e memoria. Il protagonista, il “Primo Uomo”, è proprio Camus,
nelle vesti di Jacques, personaggio nato su una terra “da zero” che non riesce
a ricostruire la sua storia. In questa veste, riprende la storia di un’Algeria
caduta nell’oblio e rappresenta, nel suo personale racconto biografico, - in
modo straordinario – la storia di tutti gli uomini d’Algeria. Martedì 26 sarà
proiettato in lingua originale il film “Il Primo Uomo” di Gianni Amelio, che
nel 2012 è stato presentato in anteprima nazionale a Bari.
Seguiranno altri eventi: mercoledì 27 la conferenza “Simone
Weil, Albert Camus e l’Europa”, che sarà tenuta dalla prof.ssa Francesca Romana
Recchia Luciani («nell’incontro tra le prospettive di trasformazione di questi
due straordinari pensatori», spiega la docente, «che credendo nella giustizia e
nel bene collettivo lottarono perché divenissero progetti concreti e non solo
ideali irraggiungibili, ci sono i germi per un rinnovamento dell’Europa e dei
suoi valori profondi quanto mai urgente e imprescindibile»); giovedì 28 sarà
proiettato al teatro Kismet in anteprima regionale lo spettacolo “Le Premier
Homme” interpretato da Jean Paul Schintu;
infine, venerdì 29 nella sede dell’Alliance ci sarà un “Omaggio a Camus”, con la lettura libera di brani scelti dall’opera di Albert Camus.
L’ingresso ad ogni evento è gratuito. Per approfondimenti e informazioni è possibile contattare i numeri 080.5210017, 080.579.76.67 (spettacolo), 080.9644.826 (cinema), oppure visitare la pagina web http://www.teatrokismet.org/.
infine, venerdì 29 nella sede dell’Alliance ci sarà un “Omaggio a Camus”, con la lettura libera di brani scelti dall’opera di Albert Camus.
L’ingresso ad ogni evento è gratuito. Per approfondimenti e informazioni è possibile contattare i numeri 080.5210017, 080.579.76.67 (spettacolo), 080.9644.826 (cinema), oppure visitare la pagina web http://www.teatrokismet.org/.
martedì 24 settembre 2013
Mediterraneo video festival vince Andrey Slabakov.
Il Mediterraneo Video Festival è un concorso internazionale del cinema documentario giunto alla sua XVI edizione che si è svolto ad Agropoli(SA) dal 20 al 22 settembre 2013. E' lo spazio dove si incontra e si confronta la cinematografia documentaristica internazionale, con particolare attenzione ad un cinema che riflette la diversità umana e la comprensione delle differenze, che promuove il rispetto delle identità dei luoghi e favorisce il dialogo interculturale.
La giuria composta da Tony Shargool Jamal Ouassini e Alessandro Pesci ha assegnato il premio al miglior documentario a Jazzta Prasta or wich are the bulgarian notes di Andrey Slabakov, (Bulgaria)
La giuria composta da Tony Shargool Jamal Ouassini e Alessandro Pesci ha assegnato il premio al miglior documentario a Jazzta Prasta or wich are the bulgarian notes di Andrey Slabakov, (Bulgaria)
con la
seguente motivazione: “per attinenza al tema, per il
panorama che offre sulla realtà poco conosciuta della tradizione musicale Rom,
per il focus sulla realtà mitteleuropea, dalla periferia di Sofia al lontano
Pakistan, in compagnia del fisarmonicista Martin Lubenov”.
Menzione speciale al documentario Cello Tales di Anne Schiltz (Lussemburgo), “per
il linguaggio narrativo e la qualità tecnica delle registrazioni audio e
video”.
Premio del pubblico al documentario ll lupo sul tamburo. un viaggio
tra i musicisti Kazaki di Nello
Correale, (Italia).
Menzione
a Just play di Dimitri Chimenti,
Italia/Francia/Palestina.
giovedì 15 agosto 2013
Il lavoro che non c'è.
L'angoscia del lavoro che manca raggiunge il massimo d'intesità nei giorni festivi. Sembra che chi ha perso il lavoro o chi non l'ha mai trovato si senta colto da disperazione più che nei giorni feriali.
Vediamo allora quali sono i numeri che fanno così disperare i nostri disoccupati.
La cartina ed i dati sono tratti dalla interessante rivista di Limes del 29 maggio 2013.
Vediamo allora quali sono i numeri che fanno così disperare i nostri disoccupati.
La cartina ed i dati sono tratti dalla interessante rivista di Limes del 29 maggio 2013.
domenica 12 maggio 2013
Fare affari nel Mediterraneo.
Il programma formativo, dopo un inquadramento sui fondamenti economici, geografici e socio-culturali dell’area, offre un’analisi puntuale con approfondimenti pratici sulle dinamiche e i fattori determinanti per le attività commerciali/produttive in loco. Il Corso approfondisce inoltre le competenze culturali e linguistiche necessarie per approcciare i Paesi di riferimento.
sabato 6 aprile 2013
L'assurdità delle guerre di religione.
Cristanziano Serricchio è stato un poeta mediterraneo. La sua è una poesia di tutti i tempi, come quella dei grandi poeti mediterranei. I suoi versi seguono la rotta delle navi che solcano l'azzurro del Mediterraneo, le voci dei porti e delle isole, delle pianure e dei borghi che incoronano il Mare Nostrum. Serricchio merita di essre nelle antologie della grande poesia mediterranea.
Rileggo il suo splendido romanzo che ha per titolo proprio “L’Islam e la Croce ”, edito da Marsilio nel 2002. Cosa racconta questo romanzo e quali riflessioni fa nascere.
La città di Manfredonia è colpita e invasa dai Turchi. Un saccheggio terribile. Una città di mare per un popolo che naviga i mari. Una bambina di otto anni di nome Giacometta viene fatta schiava e portata in Turchia, nel Topkapi ad Istabul. Diventerà la sposa del sultano, o meglio la favorita. Da questo rapporto nasce Osman.
Quando il bimbo ha appena due anni, insieme alla mamma, compie un pellegrinaggio verso la Mecca. Durante il viaggio vengono rapiti dai Cavalieri di Malta. Giacometta ritorna in Occidente e rientra nella religione del Cristianesimo.
Così Osman viene formato ed educato al cattolicesimo e resterà nella storia della vita del romanzo con il nome di fra Domenico Ottomano. Diventa così il tramite tra la cattolicità cristiana e l’Oriente musulmano. Tanto che alla morte del padre Ibraim cercherà di diventare sultano dell’Impero d’Oriente. È stato definito l’uomo della mediazione.
Tra le sue pagine una religiosa lezione: “L’odio, la vendetta, la guerra eterna tra due fedi hanno bisogno di tempo perché gli uomini prendano consapevolezza della loro assurdità”.
domenica 31 marzo 2013
La nuova via della seta.
La Via della Seta ha rappresentato la rete dell'economia del mondo che ha fatto grande Roma, la Cina, la Persia, l'Impero mongolo, Venezia. Poi il mondo è cambiato, l’Eurasia progressivamente ha perso la centralità e vi fu l’ascesa dell’Atlantico settentrionale; quindi il canale fu ostruito. Ma oggi diversi Paesi dell'Eurasia spingono per riaprirla e, tra questi, anche la Cina, che sta tornando a essere la potenza globale di un tempo. "Una 'Via della seta' multidimensionale, che consiste di strade, ferrovie, voli aerei, oleodotti e gasdotti, sta prendendo forma".Per Pechino l'apertura della via occidentale è strategicamente fondamentale. In primo luogo perché permette di evitare che i suoi rifornimenti debbano passare prevalentemente dal mare, con i rischi connessi alle vie marittime nel sudest asiatico, dove i "competitor" regionali e globali della nuova potenza emergente potrebbero riuscire, in caso di conflitto, a creare blocchi. In secondo luogo perché accrescerebbero l'influenza di Pechino in Asia centrale, una regione ricca di risorse energetiche. In terzo luogo perché renderebbero più diretti, costanti e meno costosi i commerci con l'Europa. Accanto a questo, la speranza dei sostenitori del progetto è quello che lo sviluppo porti anche stabilità regione. L'instabilità s'è manifestata negli ultimi decenni in particolare in Afghanistan e Pakistan, ma ha anche pericolosi potenziali in diversi Paesi dell'Asia centrale. La stessa Cina, d'altronde, è preoccupata della situazione in Xinjiang. Una stabilità necessaria per una Cina che – col Giappone e gli Stati Uniti che fanno da blocco nel Pacifico – ha necessità di avere aperto il suo occidente se non vuole rischiare l'isolamento. Agganciare l'Asia centrale a un flusso commerciale e di idee che dall'Europa alla Cina e dall'Asia centrale ex sovietica verso sud, all'India (per esempio, col gasdotto Tapi Turkmenistan-Afghanistan-Pakistan-India), potrebbe anche voler dire coinvolgere anche gli altri attori regionali, come la Russia, l’Iran e la Turchia. A una riunione a fine 2011 dell'Organizzazione per la cooperazione di Shanghai (SCO), il primo ministro russo (poi ritornato alla presidenza) Vladimir Putin - ricorda il sito internet Eurasianet.org - ha proposto d'investire 500 milioni di dollari nel progetto CASA-1000, che dovrebbe portare elettricità dall'India al Pakistan. D'altronde Mosca promuove un'Unione euroasiatica e ha sostanzialmente costituito un mercato unico con Bielorussia e Kazakistan. Oltre a godere indirettamente di un ritorno alla stabilità di una regione per lei fondamentale, Mosca si troverebbe, insomma, in pieno lungo la Nuova Via della Seta e potrebbe cogliere importanti opportunità economiche. Il Kazakistan, dal canto suo, è da sempre un grande promotore della riapertura della Via della Seta e, in particolare, sta investendo sul suo tratto del corridoio autostradale Europa-Cina, che sarà lungo oltre 8.400 chilometri (2.700 dei quali in Kazakistan, che costeranno in tutto 6,7 miliardi di dollari). Le istituzioni finanziarie multilaterali ci stanno mettendo risorse, dalla Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo alla Banca di sviluppo asiatico (Adb, con forte presenza giapponese e cinese), passando per la Banca di sviluppo islamico. Secondo l'Adb, se si aprisse il Corridoio Europa-Cina, entro il 2020 il Pil kazako crescerebbe del 68 per cento e quello degli altri paesi della regione del 43 per cento. Astana, peraltro, si sta mettendo avanti con il lavoro. A cavallo del confine con la Cina è in via di costruzione - tra Khorgos e il Xinjiang - una zona di libero scambio frontaliera con la Cina. L'idea di Astana - scrive Eurasianet - è quella di imitare il percorso della cosiddetta "Tigri asiatiche" per diventare il "Leopardo delle nevi dell'Asia centrale". In questo quadro vuol poi rientrare anche un altro importante attore della geopolitica regionale: la Turchia. Oggi Turchia e Kazakistan devono avere un ruolo importante e assumersi una responsabilità storica nel promuovere i nuovi corridoi per il trasporto, le comunicazioni e l'energia, in altre parole, creare una nuova Via della Seta che unisca Europa e Asia. Il continente eurasiatico continua ad avere un ruolo storico strategico, che è stato rafforzato grazie alle ricche risorse dell'Eurasia. Importante è il completamento della ferrovia Baku-Tbilisis-Kars, un passo cruciale per far rivivere la storica Via della Seta". In tutto ciò dobbiamo ricordare che il Presidente dell’Iran e il Presidente del Pakistan hanno inaugurato la fase finale del gasdotto tra i due Paesi. Già completato nel tratto iraniano, il gasdotto – che corre su un totale di circa 1.800 chilometri – dovrebbe entrare in funzione il prossimo anno. Da costruire mancano i quasi 800 chilometri che uniscono la frontiera alla località pakistana di Nawabshah. Il progetto del "Peace pipeline" era stato avanzato da alcuni esperti negli anni 90, tuttavia solo dopo 10 anni di discussioni era finalmente stato posto all'attenzione dei governi ma il processo che ne seguì si dimostrò piuttosto tortuoso. A causa delle pressioni degli Usa, l'atteggiamento indiano era sempre stato passivo e alla fine l'India aveva annunciato in modo ufficioso di volersi ritirare dal progetto. Tuttavia l'Iran e il Pakistan non hanno rinunciato e l'atteggiamento del primo in particolare è sempre stato molto positivo. Forse l’India potrà tornare in gioco un domani. Nel 2007 l'Iran ha iniziato la costruzione del gasdotto sul proprio territorio e, secondo quanto riportato dai media locali, le spese di costruzione sono ammontate a circa 2 miliardi di dollari. Per aiutare il Pakistan ad accelerare la costruzione del gasdotto, l'Iran gli ha concesso un prestito di 500 milioni di dollari. Gli accordi di cooperazione del progetto sono stati firmati alla fine del mese scorso in occasione della visita di Zardari in Iran, durante la quale i due paesi hanno concordato di concludere la costruzione del gasdotto nel 2015. Considerato dal Pakistan come un mezzo per fare fronte alla cronica carenza di energia, è inviso agli Stati Uniti a causa del programma nucleare iraniano. A più riprese Washington ha cercato di dissuadere Islamabad, paventando anche possibili sanzioni. Ma a quanto pare gli interessi dei vari attori regionali, principalmente Cina, Russia, India, Pakistan, paesi dell’Asia centrale, Iran, Turchia e senza dimenticare i benefici per l’area mediterranea, vanno oltre le minacce nordamericane. Un nuovo mondo sta nascendo, il baricentro delle dinamiche globali si sta muovendo, dopo qualche secolo, dall’Occidente all’Asia (Eurasia).
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